
Quanto costa davvero farsi trovare: portali, agenzie e le promesse a voce
Se hai una partita IVA e fai un mestiere della casa, lo sai già: il telefono squilla anche quando non vorresti. Non per un lavoro. Per venderti qualcosa. «Visibilità», «clienti garantiti», «un pacchetto pensato per la tua zona». Voci gentili, sempre di fretta, sempre con un'offerta che «scade oggi».
Questa pagina non ti dice quanto costano quelle offerte, perché i prezzi cambiano di continuo e ognuno racconta il suo. Ti dice una cosa più utile: come capire cosa stai comprando davvero, prima di firmare. Perché il problema quasi mai è la cifra. È cosa ti resta in mano.
La giungla: cosa ti propongono di solito
Le offerte che arrivano a un artigiano sono quasi sempre di tre famiglie.
I grandi portali. Paghi un abbonamento e loro ti mandano «richieste». Il punto che spesso scopri dopo: quella richiesta non è tua. La stessa persona viene girata anche ad altri della tua zona, e vince chi risponde prima o chi fa il prezzo più basso. Tu paghi per correre una gara al ribasso contro i tuoi colleghi. E il cliente, alla fine, è del portale: se smetti di pagare, sparisce anche lui.
Certe agenzie a canone. Ti fanno «il sito» e «la pubblicità», tu paghi tutti i mesi. Finché paghi, qualcosa si muove, o almeno così ti dicono, perché spesso non hai modo di controllare. Il giorno che disdici, capita che il sito sparisca, il dominio non sia mai stato tuo, e i numeri di telefono in giro per internet puntino ancora da qualche parte che non controlli. Anni di lavoro, e in mano niente.
Le percentuali sul lavoro. «Non paghi nulla, ci prendiamo solo una parte di quello che fatturi grazie a noi.» Sembra onesto. Poi ti accorgi che «grazie a noi» lo decide chi incassa la percentuale, e che stai cedendo un pezzo del tuo margine per sempre, su lavori che magari avresti preso comunque.
Non tutte queste offerte sono truffe, chiariamolo. Alcune ditte ci lavorano e ci stanno dentro. Ma capita a moltissimi artigiani di pagare per anni senza sapere cosa stanno pagando. E questo sì, è un problema tuo.
Le tre domande da fare prima di firmare qualsiasi cosa
Non serve capire di internet. Serve fare tre domande, le stesse che faresti per un capannone o un furgone. Se chi hai davanti balbetta, hai già la risposta.
1. «Se domani smetto di pagare, cosa resta a me?» È la domanda più importante. Il sito resta mio? Il dominio, l'indirizzo internet, è intestato a me? La scheda su Google è mia, con la mia mail? Le recensioni raccolte in questi anni restano collegate alla mia ditta? Se la risposta è «vedremo», «è nel contratto» detto di fretta, o un giro di parole, quello che ti stanno vendendo non è un investimento: è un affitto. E l'affitto, quando esci, non ti lascia i muri.
2. «A chi è intestato ogni pezzo?» Non basta che «resti». Deve essere intestato a te dal primo giorno: dominio a tuo nome, scheda Google con te come proprietario, numero di telefono tuo. Chi lavora onesto non ha nessun problema a intestarti tutto e tenersi solo l'accesso per lavorarci. Chi si intesta le tue cose si sta costruendo il guinzaglio con cui tenerti.
3. «Come misuro quello che ricevo?» «Visibilità», «visualizzazioni», «impressioni»: parole che non pagano le bollette. L'unica cosa che conta per te è: quante persone ti hanno chiamato o scritto? E come lo vedo, io, con i miei occhi, senza dover credere sulla parola a un rendiconto fatto da chi incassa il canone? Se non c'è un modo semplice e verificabile di contare i contatti veri, stai comprando fumo misurato da chi te lo vende.
La regola che vale più di ogni preventivo
Scrivitela: mai pagare per promesse a voce. Solo per cose misurabili e intestate a te.
Una promessa a voce, «vedrai quanti clienti», «ti mettiamo in alto su Google», non vale niente il giorno che le cose vanno storte. Nessuno può garantirti una posizione su Google, e chi lo fa al telefono lo sa benissimo: per questo lo dice a voce e non lo scrive. Quello che si può scrivere, si scrive. Quello che non si può scrivere, non andava promesso.
E occhio a un dettaglio: «misurabile» non vuol dire il grafico colorato che ti mandano loro. Vuol dire un numero che puoi verificare tu, le chiamate arrivate, i messaggi ricevuti, da uno strumento a cui hai accesso tu.
Quindi quanto «dovrebbe» costare?
La risposta onesta: dipende da cosa compri, e il prezzo giusto lo capisci solo dopo le tre domande. Un lavoro fatto una volta e intestato a te vale una cifra una volta. Un servizio che gira ogni mese vale un canone, ma piccolo e giustificato da cose che vedi funzionare. Un canone alto per qualcosa che non puoi misurare e che non è tuo non vale niente, a nessun prezzo.
Sei padrone del tuo mestiere. Di dove ti arriva il lavoro, ancora no. Il primo passo per diventarlo non è spendere di più: è smettere di firmare cose che non capisci, e pretendere che ogni pezzo della tua presenza, sito, scheda, numero, abbia sopra il tuo nome.
Se preferisci che questi pezzi te li costruisca qualcuno, intestati a te dal primo giorno, con i contatti che puoi contare da solo, nero su bianco, è esattamente il lavoro che facciamo noi. Trovi tutto su clientidizona.it.